Sulle mura rosse di Urbino seguo il giro del sole, la traccia del tempo, e in alto ascolto per i seni del cielo pulsare l’eco della prima esplosione, sento dilatarsi la rosa spaziale in infinito di mondi.
Chi sa se viva di vita immortale o, compressa, ritorni nel nulla?
Tragico senso trascorre pel cielo, grembo di nascite arcane, precipita risale dai botri da tutte le pietre, e per salvarmi mi lancio oltre la cerchia dei monti a sorprendere al di là dell’abisso, nell’abisso, altro vento.
O forse la morte,
la morte
della terra feroce e innocente.